Tutto è morbido, ovattato, colorato e giocoso. Piccoli animaletti appesi alle pareti, cuscini appoggiati a terra dove sdraiarsi gioiosamente, amache appese alle pareti ed enormi scivoli.  Non è la nuova estetica degli asilo nido o delle nursery da ospedale. Bambinizzare gli spazi di rappresentanza è diventata l’ultima tendenza del design di interni di grandi sedi bancarie e multinazionali. E per quanto fatichiamo davvero a immaginare seriosi manager in giacca e cravatta perdere ogni compostezza per rotolarsi tra i cuscini tra una delibera e l’altra, oggi lo smart work va proprio in questa direzione. E la bella relazione fatta da Matteo Cabassi (Brioschi spa) alla Scuola di Economia Civile presso Open Care (22.01.16) ha fornito spunti su cui riflettere.

Certamente gli spazi di lavoro di Google e Facebook hanno fatto scuola. Archiviati da tempo tavoli riunioni e uffici patinati, propongono spazi in cui liberare la dimensione giocosa delle persone. In Italia, questa moda è stata raccolta da Unicredit che nei nuovi uffici milanesi propone ai dipendenti spazi fluidi e interscambiabili, dove “lavorare in qualsiasi spazio” senza postazioni rigide. “Cinque giorni lavorativi, quattro in ufficio e uno dove vi fa più comodo” dichiarano in modo programmatico. Sicuri che cambiando la natura degli spazi si possano modificare comportamenti e attitudini delle persone, improntandole a una maggiore informalità e creatività.Difficile non porsi qualche domanda.Perché spazi riunioni vietati ai maggiori di tre anni dovrebbero giovare alla governance dell’impresa? Spazi forzatamente destrutturati non potrebbero invece ridurre le persone a comparse di film? Non sono sicura che essere trattata come una bambina, accudita e coccolata, liberi la mia componente creativa e socievole. Forse c’è di mezzo sempre la mia dignità e la mia libertà di giocare o non giocare al gioco che qualcuno ha pensato per me. Non vorrei che nell’eccesso di luoghi di lavoro dove l’imperativo morale sembrerebbero divertirsi, perdessimo la dignità del lavoro vero, fatto anche di fogli bianchi, di dubbi, di ripetizione e fatica. Se tutti giocano, chi lavora? O meglio dove viene nascosto il lavoro (fare una telefonata, scrivere una mail, fare due conti)?Se giocosa è la scena – o la messinscena – tutto appare diverso nel retro della scena dove le persone comuni lavorano. Lì dominano spazi piccoli, serrati, angusti, a portata di voce. Forse per fare venire voglia a molti di spostare a casa parte del lavoro, per avere un po’ di silenzio (telelavoro), riducendo i costi aziendali. Come osservano alcuni tecnici nel caso di Unicredit l’ingombro del vano servizi ha davvero ridotto al minimo lo spazio libero per piano destinabile agli uffici.E dunque portare il lavoro nelle case per rappresentare la fiction negli spazi ufficiali costituirebbe un bel risparmio di spazi e di costi.Beh, tutto sommato ci teniamo volentieri la nostra vecchia scrivania di legno e una bella lampada sul tavolo. La ginnastica e le capriole vorremmo continuare a farle…fuori dall’ufficio!